Duncan Jones, figlio dell’illustre duca bianco, David Bowie, esordisce dietro la macchina da presa, in maniera scolastica, con questo thriller-fantascientifico, influenzato da atmosfere claustrofobiche e asfissianti. Un film indipendente, girato interamente negli Shepperton studios di Londra,che mostra i suoi limiti,in effetti si tratterebbe quasi di un B-movie, negli effetti speciali quasi primordiali. La sceneggiatura, semplice ma efficace è frutto di un soggetto dello stesso Duncan Jones. La solitudine è la vera protagonista di questa pellicola, gli ambienti saturi di fobie recondite evocate da Jones sono figlie delle inquietudini dei vari Solaris, Sunshine e 2001 odissea nello spazio. L’intero cast è Sam Rockwell, in pratica l’unico attore impegnato sul set,  un’asceta interplanetario che svolge con abnegazione la sua mansione di mezzadro a bordo del suo mietitore lunare, bravo nell’interpretare il doppio ruolo del clone con due personalità diametralmente opposte. Il gelido suolo lunare nell’immensa desolazione del mare della tranquillità è capace di generare visioni inebrianti, questo lo penso io e forse anche Duncan Jones.
Adam Bell lavora da tre anni in un avamposto minerario, per conto della Lunar, una società che estrae energia solare intrappolata nelle rocce che si trovano sul lato oscuro della Luna. Adam Bell è giunto quasi al termine del suo mandato, a breve verrà criogenizzato e rispedito sulla Terra dove potrà riabbracciare la famiglia. Nel corso degli ultimi tempi, l’equilibrio mentale di Bell sembra vacillare a causa della stanchezza e del prolungato isolamento, durante una delle sue ultime missioni di recupero del HE3 è vittima di un incidente, Bell si sveglia nell’infermeria della Base e si rende subito conto che qualcosa è cambiato……..


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